La via dello yoga.

La via dello yoga.
21 novembre 2017 ashtangayogatorino
ASHTANGA VINYASA YOGA TORINO LORENZO DE PALO YOGA YOGA ROOM 108

La via dello yoga.

La via dello yoga è la via del cambiamento, ma quando dovremmo iniziare a sentire questo cambiamento? Quando dovremmo iniziare a sentirci diversi? A vedere diversamente?

La risposta è ADESSO. E questo non significa dover intervenire/cambiare la nostra vita in modo esemplare – mollo tutto – ma riposizionare totalmente il nostro piano percettivo, modificando le “premesse” (pre-costruzioni, pre-concetti, pre-giudizi, pre pre pre…) con le quali ci approcciamo alla realtà (al cambiamento o a qualcosa di nuovo). Mettiamo in discussione le nostre unità di misura se queste continuano a darci sempre gli stessi risultati. Poniamoci come nuovi osservatori di noi stessi e di quello che ci succede: un riassetto delle premesse determina il modo di percepire e, di conseguenza, che cosa si percepisce. Costruire una nuova esperienza nella quasi totalità dei casi potrà essere una rivelazione: la realtà non è come siamo abituati a percepirla e la sorpresa può essere davvero dietro l’angolo. 

Consideriamo la postura di samasthiti: eretti, con il peso per quanto possibile bilanciato su entrambi i piedi. In genere, accogliamo le sensazioni dominanti, quelle che per noi sono “norma percettiva”: poco sappiamo dire della relazione delle nostre estremità con il terreno, della distribuzione del peso sui punti di contatto, della posizione più o meno asimmetrica e divergente dei due piedi; e spesso le dita non contribuiscono alla costruzione della verticalità. Non ci sfiora nemmeno l’idea che l’ordine della nostra soluzione posturale dipenda da questa base e dalla percezione che ne abbiamo. Siamo soddisfatti del nostro modo di stare in piedi e a partire da questo diamo avvio a ogni movimento e sviluppiamo allungamenti, tonificazioni, torsioni. Solo se veniamo invitati ad arricchire il quadro degli elementi che determinano l’appoggio sul terreno, non solo considerando un maggior numero di segnali, ma anche le caratteristiche del supporto e “l’atteggiamento” del piede (rigido, sensibile, fermo, energico…), iniziamo a rilevare una gamma di segnali provenienti dalle catene muscolari del tronco. A un determinato appoggio del piede corrisponde una relazione più diretta e forte fra ginocchio, anca e strutture posturali che sostengono la colonna. Quando, attraverso la percezione del rapporto terreno-piede-colonna, sentiamo di assestarci meglio sul rachide, cominciamo anche ad avvertire inattesi spazi di mobilità a livello del trapezio e del collo: le linee di forza che organizzano il corpo sembrano incontrare minori resistenze e fanno apparire un ordine inconsueto che non controlliamo tramite la volontà, e che ci sorprende. (Autore: Renata Angelini e Moiz Palaci Da: La percezione corporea > N° 58 > 2010 > luglio )